Uno studente, un canottiere e Pavia

Mi chiamo Marco Venturini, ho 21 anni, e questa è la storia della mia scelta di venire a Pavia. Ho iniziato a remare a Chiusi, in Toscana, e da tre stagioni difendo i colori del Cus Pavia Canottaggio grazie al College Remiero federale. A conclusione del ciclo di studi di maturità, così come chissà quanti altri ragazzi, mi sono trovato di fronte al dilemma: “Studio o mi alleno? Posso riuscire a fare entrambe le cose?”. Un articolo sul sito della Federazione Italiana Canottaggio è stato illuminante: parlava del Cus Pavia. Ne avevo già sentito parlare, ma in quel momento è stata un’àncora di salvezza; il primo giorno di apertura del bando avevo già inviato la domanda di ammissione. L’attesa è stata lunga, tutta l’estate ad aspettare ma alla fine la risposta è arrivata, “AMMESSO”, una gioia senza fine. Prendo la valigia, metto dentro vestiti, speranze e tutti i sogni di un ragazzo di 19 anni, e parto: direzione Pavia. Stava già iniziando a cambiare tutto, ero diventato in un giorno studente universitario del prestigioso Ateneo di Pavia (studio Scienze Politiche), atleta del Cus Pavia e studente fuori sede. Cosa chiedere di più?
I primi tempi, come da programma, sono stati più pesanti: abitudini nuove, persone nuove, compagni di squadra diversi, nuova città in cui vivere. Nulla di strano tuttavia. Un mese dopo il mio arrivo ho incontrato una persona, che prima ancora dei nuovi amici e colleghi, mi ha fatto scoprire all’improvviso tutto ciò che Pavia poteva di bello offrire; e sì, ho finito per apprezzare anche la nebbia! Ma Pavia è più che una città immersa nelle zanzare d’estate e nella nebbia d’inverno: Pavia è storia, è cultura, è pensiero, è giovani che studiano e si divertono; Pavia è sport. Pavia non è un posto in cui “dormire” per poi andare a lezione, a Pavia si vive, Pavia è casa! E come in tutte le case si sta bene, nulla è esente da difetti, ma si sta comunque perfettamente a proprio agio.
Ciò che auguro ai futuri studenti pavesi, ai nuovi atleti che arriveranno è quello di poter vivere appieno la città e il suo essere; perché se la si vive aspettando di andarsene è come aver perso anni importanti; se ci si affeziona invece, il problema vero sarà lasciarla.

Marco Venturini


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